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giovedì 29 gennaio 2015

Pittura figurativa moderna: El pajaro | Enrico De Simone e Lucia Veronesi: il colloquio

Enrico De Simone è rientrato in Italia nell'autunno del 2008, lasciando vacante una cattedra di matematica presso la scuola Bolivar y Garibaldi di Caracas.
Nella stessa scuola lavoravano anche Daniela Corrieri e Antonio Nazzaro, ovvero la piccola corte de' miracoli di Anna Grazia Greco.
Daniela, ex compagna di un poliziotto della scorta personale di Berlusconi, lasciava Caracas nello stesso periodo di Enrico De Simone. Inoltre, i due ex colleghi della Bolivar y Garibaldi, vivono entrambi a Roma.
Quella doppia partenza non pianificata indicava una certa ansia di lasciare il paese, dato che la scuola era appena cominciata: i due insegnanti abbandonavano un posto di tutto rispetto e ben retribuito (il pagamento avveniva in euro, a differenza del Codazzi che da 2 anni pagava in valuta locale). Ma bisogna aggiungere che la situazione stava evolvendo anche per la Bolivar y Garibaldi.
Di lì a poco l'insegnante Antonio Nazzaro, uomo tutto d'un pezzo, non avendo i titoli per insegnare, presenterà autodenuncia presso il Consolato Generale di Caracas.
Quando certa gente si muove le cose diventano subito contorte. Mi spiego meglio:
  • Se Antonio Nazzaro non aveva i titoli perché aveva accettato l'incarico?
  • Come faceva la Greco ad essere all'oscuro? Enrico De Simone e Daniela Corrieri hanno cominciato a lavorare alla Bolivar y Garibaldi dietro sua indicazione, difficile immaginare che per il Nazzaro le cose siano andate diversamente
Ad ogni modo è stato il pretesto che serviva alla Greco per togliere il contributo ministeriale alla scuola Bolivar y Garibaldi.
Trovo interessante questa trasformazione moralista della Greco: appena nel 2005 aveva imposto il suo "fidanzato" alla Codazzi, con un contratto stratosferico, mentre noi insegnanti provenienti dall'Italia ne eravamo privi. 
Cose dell'altro mondo, anzi no, cose di una certa Italietta...
Ora ricordo come andarono i fatti: il 5 settembre 2005, primo giorno di scuola per gli insegnanti, alla riunione degli insegnanti della scuola italiana la Greco mi chiese di partecipare ai corsi di informatica del suo amichetto. Da premettere che quando erano cominciati, il precedente anno scolastico, ero l'unico a non avervi partecipato.
Le risposi picche, non ero interessato. La Greco allora perse le staffe e cominciò a dare i numeri. Tra le cazzate che disse, una riguardava la Pubblica Amministrazione, di cui ella è senz'altro una rappresentante coi fiocchi. Mi redarguì dicendo che se avevo lavorato per la PA, dovevo essere a conoscenza del fatto che i corsi di aggiornamento sono obbligatori...
Continuai a rispondergli picche, se non altro perché del'argomento ho una certa infarinatura. 

E poi l'aggiornamento l'avrei fatto, anche a mie spese, per quello che ritenevo importante.
La Greco continuò a fare l'isterica. ma quando capì che stava facendo la sua figura, si rivolse alla coordinatrice, la quale mi disse che non avevo capito... e dalle minacce velate si passò alla richieste: sotto impulso della Greco la coordinatrice mi chiese alcune scartoffie, ovvero del lavoro in più da sbrigare. come era successo qualche mese prima quando avevamo chiesto che il suo amichetto presentasse una programmazione per i suoi corsi... la burocrazia come arma intimidatoria.
Comunque non le detti soddisfazione e ai corsi del suo amichetto, non ci andai neanche stavolta.

Sia come sia, la giunta Codazzi rifiutò "il fidanzato" della Greco come insegnante di informatica.
Il motivo è semplice, aveva lasciato che alcuni ragazzini di 4° elementare visionassero siti porno, come ho già scritto nei miei blog. Non so quanto abbia influito la discussione avuta con me, dato che ai primi di settembre la Greco era ancora convinta di riproporre lo stesso pacchetto di corsi al Codazzi... (comincio a rivalutare i rappresentanti della giunta Codazzi...)
La Greco, per ripicca, chiese a Claudio Milazzo della Bolivar y Garibaldi di accettare "il suo fidanzato" come insegnante per gli stessi corsi che teneva alla Codazzi. 
In cambio, la Greco (Anna Grazia, una fuorilegge per passione ndr) fece piovere dei soldi dal ministero, ovvero denaro pubblico in cambio dell'assunzione al suo tipo. Non fa una grinza.


Il colloquio

Prima di approdare alla Bolivar y Garibaldi, Enrico De Simone si era candidato a insegnare alla scuola Agustin Codazzi.
Nel marzo del 2006, infatti, el Hombre Negro era rientrato in Italia. C'era una cattedra di matematica in attesa di un/una prof.
Enrico, che lamentava uno stipendio da fame come giornalista presso La Voce d'Italia, prese la palla al balzo e andò a fare il colloquio con la preside, Lucia Veronesi.
Forse lo vidi quel giorno stesso, si era con M e il De Simone era tutto impettito e speranzoso per come si era svolta l'intevista, a vederlo già si fregava le mani... sembrava molto convinto di sé.
Ebbene, non solo la preside non accettò Enrico De Simone come insegnante, ma aggiunse, a onore delle cronache, che l'aspirante prof "non gli era piaciuto"...
Tanto per ricordare chi era la dolce Lucia Veronesi e quanto fosse preziosa la sua stima.
Quel giudizio sulla persona era molto di più di una semplice opinione personale, come era parso a me in quei giorni.
Di fatto la trovai un po' severa come osservazione, ma, col senno di poi, ho capito invece quanto fosse corretto il suo giudizio su Enrico De Simone, e perchè si fosse premurata di farlo circolare fra gli insegnanti.
Come ho detto, a suo tempo non gli detti molto peso: mi ci vorrano due lunghi anni per realizzare la sostanziale verità di quell'affermazione.
E questa consapevolezza mi è giunta a fine agosto del 2008 proprio lì, a Caracas.


 
El pajaro

mercoledì 12 novembre 2014

Il monaco di Shu - Li Po | Il grande pino, Paul Cézanne

Il monaco di Shu regge il suo liuto verde, bello,
scendendo a ovest, dalla cima dell'Omei.
Per me, l'ascolto delle sue prime note
ricorda il vento sui pini dello stagno.
Fluendo, l'acqua lava la mia mente di viandante;
il residuo di un eco, nella campagna fredda.
Io non vedo il tramonto sulle montagne blu;
ma chiedo: nel buio chi si curerà delle nubi d'autunno?
Li Po

Il grande pino, Paul Cézanne

lunedì 15 luglio 2013

Giovane donna che si bagna in un ruscello - Rembrandt van Rijn

Una giovane donna scende con molta cautela nell'acqua da una riva pietrosa dove ha sistemato i propri abiti. Con le mani solleva la sottoveste sopra le gambe, mentre il suo sguardo rivela il piacere di chi pregusta le gioie del prossimo bagno. L'artista rende partecipe l'osservatore di una scena alquanto intima: proprio l'intimità dell'insieme lascia pensare che la modella, colta in una posa così spontanea e di grande sensualità, sia Hendrickje Stoffels, dal 1649 governante di Rembrandt, nonché la donna che stette vicino al pittore con assoluta fedeltà nell'ultimo e più travagliato periodo della sua vita.
[...] Alcuni studiosi hanno ipotizzato si trattasse di uno schizzo che Rembrandt aveva eseguito per un'altra composizione, data l'apparente discrepanza tra parti abbozzate e altre accuratamente chiaroscurate. Ma a differenza di Rubens, che eseguiva abitualmente degli schizzi a olio delle proprie composizioni, l'artista olandese firmò e datò il dipinto, sigillo questo della soddisfazione per il risultato raggiunto.

Giovane donna che si bagna in un ruscello - Rembrandt van Rijn

lunedì 26 novembre 2012

I ritratti del Fayum

E altre centinaia di facce anonime, dove la varietà dei tratti somatici riflette il miscuglio di razze dell’Egitto romano.
[…]  E’ un po’ inquietante questa teoria di facce di duemila anni fa, questa sequenza di volti scampati miracolosamente all’oblio.
Sono ritratti di un realismo vivido, impressionante, dove colpisce la strana malinconia degli sguardi. Erano tempi, scriveva Gustave Flaubert, “in cui gli dei non esistevano più e Cristo non esisteva ancora”; e “l’antica malinconia” aggiungeva “era diversa da quella di oggi. Senza grida, senza spasmi: si raccoglieva tutta nell’immobile fissità del volto”.
[…]  Tutti insieme rappresentano uno snodo cruciale nella storia della pittura europea: l’anello che collega i dipinti, perduti, dell’antichità greca con quelli bizantini. I ritratti del Fayum sopravvivono nelle icone del Cristo Pantocratore o di san Paolo, databili al VI secolo, conservate nel monastero di Santa Caterina, sul Sinai: la stessa tecnica (l’encausto, con i colori mischiati alla cera fusa), lo stesso intenso modo di dipingere gli occhi.
Giorgio Ieranò

Ritratto di giovane uomo

venerdì 2 novembre 2012

Claude Monet, la pittura - Arte e soggetto

Ostinatamente legato al motivo, che indaga senza stanchezza giorno dopo giorno, Monet in realtà attraverso la “serie” si distacca definitivamente dal soggetto: che resta come pretesto d’indagine, ma ha fatalmente perso, nella ripetizione ossessiva di sé, ogni ambizione di racconto, di aneddoto e fin di semplice imitazione del dato di natura.
Mai come adesso, allora, vero ed unico “soggetto” di Monet è divenuta la pittura, e soltanto essa: finalmente libera da ogni obbligo referenziale, finalmente interamente autonoma.
Fabrizio D’Amico

Claude Monet
Il porto d'Argenteuil, part.


lunedì 1 ottobre 2012

Jeanne Moreau: arte e consumo nella società contemporanea

Qual'è poi la differenza tra un grande romanzo e la letteratura da supermercato? Dopotutto, nell’uno e nell’altro c’è sempre la stessa situazione, ma nella seconda è tutto cliché. Mentre nel primo tutto è vibrazione.
Jeanne Moreau

giovedì 27 settembre 2012

Paul Cézanne, la prospettiva - Marisa Vescovo

Il genio di Cézanne fa si che le deformazioni prospettiche, quando le si guardano nell’insieme, e in virtù dell’impianto complessivo del quadro, cessino di essere visibili per sé stesse; esse contribuiscono soltanto, come fanno nella visione naturale, a dare l’impressione di un ordine nascente, di un oggetto che sta comparendo, che si sta coagulando sotto i nostri occhi.
Quanto al contorno degli oggetti che, come linea che li delimita, non è un dato del reale ma esiste solo geometricamente, Cèzanne lo risolve in una “modulazione” colorata: è lo sguardo che, rinviato dall’una all’altra cosa, ci fa avvertire, nei suoi quadri, la nascita di un contorno.  Cèzanne pensava che, per restituire il mondo nella sua densità, il disegno dovesse risultare dal colore; e ciò perché il mondo gli appariva come una massa senza lacune, un organismo di colori attraverso i quali le fughe della prospettiva, i contorni, le rette, le curve, si disponevano come linee di forza e la dimensione spaziale si costituiva soprattutto come vibrazione.  Ma la soluzione raggiunta da Cèzanne potrebbe sembrare ancora troppo strutturata, troppo geometrica, se non si cogliesse esattamente il significato di “modulazione”, una parola ben presente nel vocabolario dell’artista.
Per Cèzanne, “modulazione” o “modellazione” non indicava un uso del colore che, come accadeva per esempio nelle opere di Renoir, modellasse l’oggetto rappresentato; il termine si riferiva, piuttosto all’adattamento di una zona di colore a un’altra zona a essa adiacente: un processo teso ad armonizzare la molteplicità con l’unità.  L’effetto, solido e monumentale, dipendeva, come Cèzanne aveva scoperto, da una paziente “opera di muratore” unita a una sapiente visione “architettonica” complessiva. Il risultato era l’apparente scomposizione di una superficie colorata uniforme secondo una struttura a mosaico all’interno della quale, tuttavia, tutto ciò che veniva isolato e scisso nei suoi piani costruttivi si integrava poi nell’insieme dell’opera.
Marisa Vescovo

Rupi all'Estaque, Paul Cézanne

Saint Victoire, Paul Cézanne

I pioppi, Paul Cézanne






lunedì 4 giugno 2012

Pierre Bonnard, post impressionista di qualità

Als sohn eines Beamten im Kriegsministerium war Bonnard für den Juristenberuf ausersehen. Sein Wunsch, Maler zu werden, brachte ihn jedoch dazu, schon 1888 während der juristischen Abschlußprüfungen Klassen der Ecole des Beaux-Arts und der Académie Julian zu besuchen, wo er den späteren Nabis Sérusier, Denis, Ranson und Ibels begegnete. Um 1890 entwickelte Bonnard einen nichtnaturalistischen Malstil, der auf dem Werk Gauguins, einer tiefen Bewunderung für japanische Kunst und einer genauen Untersuchung von Sérusiers Gemälde Der Talisman (1888) beruhte. Als Mitglied der zweiten Generation der Post-Impressionisten teilte Bonnard während der 90er Jahre das gemeinsame Interesse der Nabis an angewandter Kunst, Originaldruck und Buchillustration. Er hatte seine erste Einzelaustellung 1896 bei Durand-Ruel und stellte 1898 in London aus. Während er seine Freundschaft zu den Nabis, besonders Vuillard, beibehielt, wandte er sich von der nichtnaturalistischen Malerei der 90er Jahre ab und fand nach 1900 eine modifizierte Form von Naturalismus für die Darstellung sonnendurchfluteter Landschaften, häuslicher Interieurs, für Akte und Porträts von Freunden. Er war regelmäßiger Teilnehmer am Salon d'Automne. Er zog nach Südfrankreich, wo er 1947 starb.

Pierre Bonnard