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martedì 5 novembre 2013

L'incendio cromatico di Delacroix | Degas e la modernità

L’incendio cromatico di Delacroix, quella stesura opulenta, imperfetta, erano in fondo l’antitodo al nitore un po’ gelido della tavolozza di Ingres, e riversavano in una lingua moderna il lascito antico dei coloristi, da Veronese a Tiziano, a Tintoretto a Rubens.
E’ qui il segreto del grande Degas “pittore della vita moderna” spregiudicato e inventivo, ma anche copista geniale dei classici (Mantegna, Pontormo, Beato Angelico, Raffaello, Leonardo); nutrito di tradizione ma proiettato sulle avanguardie. Simile, in questo, a Edouard Manet, nella giunzione difficile e disperatamente cercata fra antico e moderno, passato e presente. Ci hanno insegnato – scriveva il poeta Paul Valéry parlando di alcuni pittori – che gli antichi portano l’orologio al polso! Cioè appartengono alla modernità.
Anna Ottani Cavina
Lory, acrilici su carta - Gianluca Salvati 1996

martedì 25 settembre 2012

Giulio Carlo Argan - L'arte preistorica

Come è stato giustamente osservato, è una pittura non di rappresentazione ma di azione; non raffigura qualcosa di accaduto e rievocato, ma qualcosa che si vuole che accada e che si anticipa col pensiero.  Il gesto che traccia l’immagine  del bisonte ha la stessa dinamica del gesto del cacciatore che, domani, fermerà la sua corsa nella radura: la figurazione è come la prova, in palestra, dell’opera che si dovrà sostenere, in campo.
I cacciatori di Lascaux o di Altamira non potevano avere chiare nozioni sulla forma, la struttura anatomica del bisonte o della renna: per essi esisteva soltanto l’animale in corsa con cui dovevano misurarsi.
Il movimento dell’altro è anche il proprio: l’identificazione del cacciatore con la fiera non è soltanto magica ma esistenziale. Con i pochi colori di cui dispone (terre, carbone, succhi d’erbe) il pittore-cacciatore fissa soltanto ciò che percepisce in quell’ istante: la massa lanciata, la curva della groppa inarcata nel balzo, la tensione nervosa dei garretti, la dislocazione delle masse muscolari, il fremito delle narici.
Un’ immagine fulminea non è necessariamente un’immagine schematica: talvolta la visione rapida coglie e mette a fuoco particolari che una visione meno concitata non rivelerebbe, ed un accenno istantaneo basta a suggerire sinteticamente l’insieme. E’ questa presa immediata, quasi violenta, che costituisce il fascino delle figurazioni paleolitiche.

giovedì 12 aprile 2012

Henri Focillon - Estetica dei visionari | Murales 2010

I visionari formano un ordine a parte, singolare, confuso, in cui prendono posto artisti di talento molto diverso e forse anche d'ingegno ineguale. Talvolta fanno apparire quanto di più ardito e libero caratterizza la genialità creatrice, una forza profetica tutta concentrata sui domini più misteriosi dell'umana fantasia, gli effetti infine di un'ottica speciale che altera profondamente la luce, le proporzioni e persino la densità del mondo sensibile. Li si direbbe a disagio nei limiti dello spazio e del tempo. Interpretano più che imitare, e trasfigurano più che interpretare. Non si contentano del nostro universo, e mentre lo studio delle forme che vi si trovano soddisfa la maggior parte degli artisti, per costoro invece lo studio formale non è che una cornice provvisoria o, se vogliamo, un punto di partenza.
Henri Focillon - Estetica dei visionari
 
Murales 2010, acrilici su muro - Gianluca Salvati