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venerdì 3 aprile 2015

Pablo Picasso e la metamorfosi | Una foto di Robert Capa

Potrebbe risultare abbastanza interessante fissare fotograficamente non le fasi di un quadro, ma le sue metamorfosi. Forse ci si renderebbe conto delle strade che segue il cervello per rea­lizzare il proprio sogno.
Ma la cosa più curiosa da notare è che il quadro fondamentalmente non cambia: la visione iniziale rimane quasi intatta, nonostante le apparenze. lo penso spesso a una luce e a un'ombra; quando le ho messe in un quadro mi esercito a "romperle", aggiungendo un colore che crea un effetto contrario; quando poi il quadro viene fotografato, mi rendo conto della scom­parsa di quanto avevo introdotto per correggere la mia prima visione, e che in fondo l'immagine ottenuta dalla fotografia corrisponde alla mia visione prima, precedente le trasformazioni apportate dalla mia volontà.
Pablo Picasso
Pablo Picasso - fotografato da Robert Capa


domenica 29 marzo 2015

Pablo Picasso e il ritratto: percorsi d'arte

Quando si parte da un ritratto e si cerca, per eliminazioni successive, di trovare la forma pura, il volume netto e senza accidenti, si arriva fatalmente all'uovo.
Così pure, partendo dall'uovo, si può arrivare, seguendo il cammino e lo scopo opposti, al ritratto. Ma l'arte, credo, sfugge a questo cammino troppo semplice, che consiste nell'anda­re da un estremo all'altro. Bisogna soprattutto poter fermarsi in tempo.
Pablo Picasso 

Testa, olio su tela - Gianluca Salvati 2007

sabato 14 marzo 2015

Picasso e l'arte primitiva | Forme concrete e forme astratte

Fin dalle origini, dai primitivi, le cui opere sono evidentemente diverse dalla natura, sino ad artisti come David, Ingres, e persino Bougereau, che credevano di dipingere la natura com'è, l'arte è sempre stata arte e non natura. E dal punto di vista dell'arte non ci sono forme concrete o astratte, ma solamente forme, le quali non sono che bugie convincenti. È fuor di dubbio che queste bugie sono necessarie alla parte mentale di noi stessi, perché è attraverso di esse che noi formiamo il nostro punto di vista estetico sulla vita.
Il cubismo non è differente da nessun'altra scuola di pittura. Gli stessi principi e gli stessi elementi sono comuni a tutte. Il fatto che per molto tempo il cubismo non sia stato capito e che anche oggi ci sia della gente che non riesce a vederlo, non significa nulla. Io non so leggere l'inglese. Un libro inglese è un libro bianco per me. Questo però non vuol dire che la lingua inglese non esista. Perché dovrei rimproverare qualcuno, fuorché me stesso, se non riesco a capire quello di cui non so nulla?
Pablo Picasso
Pablo Picasso

venerdì 15 novembre 2013

Pablo Picasso, l'idea e l'espressione | Una foto in bianco e nero del 1947

Quando ho trovato qualche cosa da esprimere, l'ho fatto senza pensare al passato o al futu­ro. Non credo di aver usato elementi radicalmente differenti nelle mie differenti maniere; se i soggetti che ho voluto esprimere mi hanno suggerito dei differenti modi di espressione non ho mai esitato ad adottarli. lo non ho fatto esperimenti né prove. Quando ho qualche cosa da dire, la dico nel modo che mi sembra più naturale. Motivi differenti, inevitabilmente richie­dono differenti metodi di espressione. Questo non implica evoluzione o progresso ma adat­tamento dell'idea che uno vuoi esprimere ai modi per esprimere quest'idea.

Pablo Picasso 1947

mercoledì 6 novembre 2013

Filippo IV: Velasquez e Rubens di Pablo Picasso

Velazquez ci ha lasciato l'immagine degli uomini della sua epoca; senza dubbio essi erano differenti da come egli li ha dipinti, ma noi non possiamo concepire un Filippo IV in nessun altro modo da come lo ha dipinto Velàzquez. Anche Rubens ha fatto un ritratto dello stesso re, ma sembra un'altra persona. Noi crediamo in quello dipinto da Velàzquez perché egli ci convince col diritto della potenza.
Pablo Picasso

Pablo Picasso

domenica 3 novembre 2013

Pablo Picasso, il valore della ricerca | Le intenzioni e i fatti

Mi riesce difficile capire l'importanza che viene data alla parola "ricerca" nei riguardi della pittura moderna. Secondo me il ricercare, in pittura, non significa nulla. Trovare: que­sto è il problema. Nessuno può essere interessato a seguire un uomo che con gli occhi fissi per terra passa la sua vita cercando il portafoglio che il caso può aver buttato sulla strada. Chi trova qualche cosa, non importa cosa, anche se la sua intenzione non era di cercarla, suscita almeno la nostra curiosità, se non la nostra ammirazione.
Sono stato accusato di commettere molti peccati: ma l'accusa più falsa è che io abbia, come principale obiettivo del mio lavoro, lo spirito di ricerca. Quando io dipingo, il mio scopo è di mostrare quel che ho trovato e non quello che sto cercando. In arte le intenzioni non sono sufficienti e, come diciamo in Spagna, l'amore deve essere provato con i fatti non con gli argomenti. Conta quel che si fa, non quel che si ha intenzione di fare.
Pablo Picasso

Pablo Picasso, le mani

domenica 6 ottobre 2013

Historia de un cuadro | Masacre en Corea, Pablo Picasso comunista - Museo Picasso Paris

Como ya habia ocurrido con el Guernica, Picasso reaccionó a una invasión bélica con una obra y un titulo especifico: tras la invasión estadounidense de Corea, pintó el cuadro de denuncia Masacre en Corea, en el que confronta el bien y el mal a traves de un lenguaje pictórico sencillo.
 

"Y ahí estaba el gran cuadro... del que me había hablado: algo así como hombres-robot... armados con extrañas ametralladoras en actitud de ejecutar a un grupo de mujeres y niños.» 

Masacre en Corea, oleo sobre madera chapada a contrafibra - Museo Picasso Paris
Así describió este cuadro el marchante Daniel ­Henry Kahnweiler en marzo de 1951. Picasso muestra a ambos grupos confrontados en un paisaje verde desolado. A un lado, los militares aparecen como máquinas de guerra inhumanas y sin rostro, y al otro, las mujeres y los niños indefensos y desnudos. Los rostros desencajados por la desesperación y el miedo de las dos mujeres del extremo izquierdo recuerdan otras obras anteriores de Picasso, mientras que el resto de la escena muestra un realismo insolito.
En esta creación el artista concedió mayor importancia a la comprensión del mensaje que a la expresión artistica, un fenómeno poco habitual en Picasso y que se observa sobre todo en relación con el lenguaje pictórico simplificado y particular del arte propagandistico: el pintor malagueño hace una unica concesión al Partido Comunista, que exig
ía un arte realista para ilustrar contenidos politicos.

mercoledì 19 settembre 2012

Guernica - Pablo Picasso | Manifesto antifascista

“En la pintura mural en la que estoy trabajando, y que titularé “Guernica”, y en todas mis últimas obras expreso claramente mi repulsión hacia la casta militar, que ha sumido España en un océano de dolor y muerte.”
Pablo Picasso

Guernica, la monumental pintura de Pablo Picasso, es un testimonio de el siglo XX, de los horrores de la guerra y del dolor humano que ésta provoca. Fue pintada bajo el efecto de las noticias acerca del espantoso bombardeo de la histórica ciudad de Guernica, en Vizcaya, el 26 de abril de 1937. Ese día las fuerzas aéreas alemanas destruyeron en pocas horas la pequeña ciudad con el objetivo de apoyar al general Franco en su lucha contra el gobierno republicano legalmente constituido.
Desde su destrucción y gracias al célebre cuadro de Picasso, Guernica se convirtió en el símbolo de la brutalidad de la guerra civil. El artista apoyó al gobierno republicano desde el primer momento de la contienda y, a principios de 1937, éste encargó al artista la realización de una pintura mural para el pabellón español de la Exposición Universal de París, que debía celebrarse en el mes de julio. La noticia del espantoso bombardeo le inspiró el tema, y Picasso expresó la conmoción que sentía en una obra espectacular, realizada en pocas semanas, entre el 1 de mayo y el 4 de junio. El Guernica se ha convertido en un cuadro elemental sobre la destrucción de vidas humanas y la civilización, en el que Picasso empleó símbolos universales que expresan el indecible dolor y sufrimiento de las personas.
El cuadro carece de color. El gris, el negro y el blanco acentúan la atmósfera irremisiblemente aciaga de la escena, de la que no se sabe si se desarrolla en un espacio cerrado o al aire libre, de día o de noche. Las figuras del cuadro se desploman y gritan con movimientos dramáticos y gestos intensos. Todos son víctimas, tanto hombres como animales: en el margen izquierdo se puede ver a una madre con su hijo muerto en brazos y sobre ella un toro que brama; delante se encuentra la figura destrozada de un soldado muerto, de cuya espada partida nace una flor. A la derecha, una mujer se inclina pidiendo auxilio; sobre ella hay un personaje que tiende una luz en la oscuridad y, en el extremo, una figura desesperada con los brazos extendidos hacia arriba pone fin al cuadro. En el centro del mismo se halla un caballo encabritado  sobre cuya cabeza brilla una especie de lámpara en forma de ojo que encierra una bombilla. ¿Se trata del ojo divino o de una metáfora de la bomba destructiva?
Picasso profundizó en los recursos estilísticos y los motivos que había ido perfeccionando en los años anteriores, haciendo uso de la diversidad de formas cubista, de las exageraciones de tamaño surrealistas y de una perspectiva simultánea de las figuras. Es las primera vez que Picasso emplea sin tapujos el lenguaje de los dibujos infantiles con sus formas y signos simplificados. Imágenes planas alternan con vistas frontales y de perfil, trazos de color se superponen a los contornos de las figuras y, sin embargo, todo ello tiene la clara intención de reflejar el miedo, el sufrimiento y el dolor mediante gestos comprensibles y formas de expresión existenciales para llegar a la conciencia del espectador. Muy pocas veces las atrocidades de la guerra han sido expresadas en un cuadro de forma tan directa como en el Guernica. El resultado es una imagen del horror y la violencia contra los hombres y los animales.

Guernica, Pablo Picasso

venerdì 4 maggio 2012

Historia de un cuadro | Las señoritas de Aviñón, Pablo Picasso

Cuando en 1907 los amigos de Pablo Picasso vieron este cuadro por primera vez, reaccionaron con estupefacción. Esta pintura, que no se expuso hasta 1916, es considerada hoy una obra clave de la pintura moderna. Cinco mujeres de elevada estatura y desnudas miran fijamente al espectador y exhiben su cuerpo en una actitud impúdica y provocativa. Pero lo que llama la atención no es tanto su evidente sensualidad como el estilo de representación artistica. Picasso, que era un excellente dibujante, renuncia de repente a cualquier imitación de la naturaleza y muestra una faceta opuesta y “primitiva”: todas las formas son angulosas y toscas, como talladas con un hacha. Tambièn destacan los rostros desfigurados de las dos mujeres de la derecha, cuyos rasgos esquemáticos apenas parecen humanos.
A partir de 1906, animado en parte por una gran retrospectiva de Gaugin y por sus visitas al Museo de Etnología de París, Picasso se interesó por el denominado “arte primitivo”. En particular, las tallas africanas en madera, con sus formas reducidas y su simbolismo directo, despertaron en él tal fascinación que adquirió varias figuras. Como ocurriría con frecuencia a lo largo de su vida, Picasso transformó su hallazgo en una nueva forma de expresión artistica muy personal. Se conservan más de ochocientos esbozos y estudios del cuadro, en el que trabajó durante nueve meses. La obra fue concebida originalmente como una escena de burdel. El título “Las señoritas de Aviñón” hace referencia a un burdel situado en la calle Aviñón de Barcelona. En la versión definitiva desaparecieron todos los elementos narrativos. La armonía está rota y la perspectiva espacial fragmentada en facetas geométricas. El cuadro aborda dos temas clásicos de la pintura, el desnudo y la naturaleza muerta, pero se aparta intencionadamente de todas las reglas convencionales.


Las señoritas de Aviñón, Pablo Picasso