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sabato 25 maggio 2013

Groenlandia e tunnel | Il senso di Smilla per la neve, Peter Høeg

Ci sono diversi modi per cercare di mascherare una depressione. Si possono ascoltare le composizioni per organo di Bach nella Frelserkirke. Si può stendere una lametta con una striscia di buon umore in polvere su uno specchietto tascabile, e aspirarla con una cannuccia. Si può gridare chiedendo aiuto. Per esempio al telefono, così uno è sicuro di chi lo ascolta.
Questa è la via europea. Sperare di uscire dai problemi agendo.
Io scelgo la via groenlandese. Chiudersi nell’umore nero. Mettere la propria sconfitta sotto il microscopio e soffermarsi a guardare.
Quando va davvero male – come ora – vedo davanti a me un tunnel nero. Mi avvicino. Mi tolgo i bei vestiti, la biancheria intima, il cappello rigido e il passaporto danese, ed entro nell’oscurità.
So che arriva un treno. Una locomotiva a vapore foderata di piombo che trasporta stronzio 90. Le vado incontro.
Posso farlo perché ho trentasette anni. So che nel tunnel, sotto le ruote, fra le rotaie, c’è un puntino di luce.
Il senso di Smilla per la neve, Peter Høeg


martedì 19 febbraio 2013

Peter Høeg, "Il senso di Smilla per la neve" - Groenlandia e matematica

Mi sembra necessario spiegargli il fatto della claustrofobia.
“Sai cosa c’è alla base della matematica?” dico. “Alla base della matematica ci sono i numeri. Se qualcuno mi chiedesse che cosa mi rende davvero felice, io risponderei: i numeri. La neve, il ghiaccio e i numeri. E sai perché?”
Spacca le chele con uno schiaccianoci e ne estrae la polpa con una pinzetta curva.
“Perché il sistema numerico è come la vita umana. Per cominciare ci sono i numeri naturali. Sono quelli interi e positivi. I numeri del bambino. Ma la coscienza umana si espande. Il bambino scopre il desiderio, e sai qual è l’espressione matematica del desiderio?”
Versa nella zuppa la panna e alcune gocce di succo d’arancia.
“Sono i numeri negativi. Quelli con cui si dà forma all’impressione che manchi qualcosa. Ma la coscienza si espande ancora, e cresce, e il bambino scopre gli spazi intermedi. Fra le pietre, fra le persone. E fra i numeri. Sai questo a cosa porta? Alle frazioni. I numeri interi più le frazioni danno i numeri razionali. Ma la coscienza non si ferma lì. Vuole superare la ragione. Aggiunge un’operazione assurda come la radice quadrata. E ottiene i numeri irrazionali.”
Scalda il pane nel forno e mette il pepe in un macinino.
“È una sorta di follia. Perché i numeri irrazionali sono infiniti. Non possono essere scritti. Spingono la coscienza nell’infinito. E addizionando i numeri irrazionali ai numeri razionali si ottengono i numeri reali.”
Sono finita al centro della stanza per trovare posto. È raro avere la possibilità di chiarirsi con un’altra persona. Di norma bisogna combattere per avere la parola. Questo per me è molto importante.
“Non finisce. Non finisce mai. Perché ora, su due piedi, espandiamo i numeri reali con quelli immaginari, radici quadrate dei numeri negativi. Sono numeri che non possiamo figurarci, numeri che la coscienza normale non può comprendere. E quando aggiungiamo i numeri immaginari ai numeri reali abbiamo i sistemi numerici complessi. Il primo sistema numerico all’interno del quale è possibile dare una spiegazione soddisfacente della formazione dei cristalli di ghiaccio. È come un grande paesaggio aperto. Gli orizzonti. Ci si avvicina a essi e loro continuano a spostarsi. È la Groenlandia, ciò di cui non posso fare a meno! È per questo che non voglio essere rinchiusa.”
Il senso di Smilla per la neve, Peter Høeg



giovedì 6 settembre 2012

Gli ultimi re di Thule - Il senso di Smilla per la neve, Peter Høeg

In Gli ultimi re di Thule, Jean Malaurie scrive che un argomento determinante per studiare un soggetto interessante come gli eschimesi del polo è che in tal modo si può imparare qualcosa sul passaggio dell’essere umano dallo stadio di Neanderthal all’uomo dell’età della pietra.
È scritto con un certo amore. Ma è uno studio sui pregiudizi inconsci.
Qualunque popolazione si lasci valutare su una scala di valori stabilita dalla scienza europea è destinata ad apparire una cultura di primati.
Dare dei voti non ha senso. Ogni tentativo di comparare le culture allo scopo di determinare quale sia la più sviluppata non sarà mai altro che un’ulteriore, merdosa proiezione dell’odio che la cultura occidentale ha nei confronti delle proprie ombre.
C’è un solo modo per comprendere un’altra cultura. Viverla. Trasferirsi in essa, pregare di essere sopportato come ospite, imparare la lingua. Così, forse, prima o poi arriverà la comprensione. Sarà sempre muta. Nell’istante in cui si comprende l’estraneo, si perde il bisogno di spiegarlo. Spiegare un fenomeno significa allontanarsi da esso. Quando comincio a parlare di Quaanaaq, con me stessa  o con altri, sto di nuovo per perdere ciò che non è mai stato davvero mio.
Come ora, sul suo divano, dove ho voglia di raccontargli perché mi sento legata agli eschimesi: per la loro capacità di sapere, senza ombra di dubbio, che l’esistenza ha una senso.
Per il modo in cui vivono coscientemente nella tensione fra contraddizioni inconciliabili senza sprofondare nella disperazione e senza cercare una soluzione semplicistica. Per il loro rapido passaggio all’estasi. Perché possono incontrare una persona e vederla com’è, senza giudicarla e senza che la lucidità di mente sia indebolita da pregiudizi.
Il senso di Smilla per la neve, Peter Høeg

Five, disegno e collage su carta - Gianluca Salvati