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domenica 11 ottobre 2015

L'amore di un principe del deserto | Tratto da "Lo Sportsman"

Tutti i purosangue che corrono nel mondo discendono in linea retta da tre soli cavalli arabi importati duecento anni fa in Inghilterra; non sono che i pronipoti di tre unici stalloni.

Le corse dei cavalli erano già molto alla moda in Inghilterra, anzi lo erano ormai da più di trent'anni. Ma i cavalli erano ancora molto diversi da come sono oggi: a quel tempo il cavallo ideale era ancora molto simile al cavallo da guerra del medioevo. Alto, pesante, forte quanto era necessario per poter tenere in groppa un cavaliere appesantito dall'armatura. Quando galoppava, questo tipo di cavallo faceva rimbombare il terreno.
L'amore di un principe del deserto - "Lo Sportsman"

Cavallo e cavaliere, grafite su carta 2012 - Gianluca Salvati

venerdì 20 aprile 2012

Ernst H. Gombrich - medioevo e arte

Se il mosaico può apparirci un po’ primitivo, ciò è dovuto al desiderio di semplicità dell’artista. Le idee egizie sull’importanza della chiarezza espositiva ritornano a imporsi con autorità, grazie alla precisa predilezione per la chiarezza da parte della Chiesa. Ma le forme usate dagli artisti in questi nuovi esperimenti non furono le forme semplici dell’arte primitiva, bensì le forme elaborate dalla pittura greca. Così l’arte cristiana del medioevo divenne un curioso miscuglio di metodi primitivi e di tecniche raffinate.
[…] Se guardiamo una pala d’altare bizantina rappresentante la madonna (come quella della fig. 88), essa potrà sembrarci molto remota dalla conquiste dell’arte greca. Eppure il modo in cui le pieghe drappeggiano il corpo irraggiandosi attorno ai gomiti e alle ginocchia, il modellato del viso e delle mani ottenuto mediante l’accentuazione delle ombre, e perfino la linea ricurva del trono della madonna, sarebbero stati impossibili senza le conquiste della pittura ellenistica e romana.
[…] È un’esperienza indimenticabile passeggiare per i cortili dell’Alhambra e ammirare l’inesauribile varietà di questi motivi decorativi. Anche al di fuori dei territori islamici tali fantasie divennero ben note in tutto il mondo attraverso i tappeti orientali. In ultima analisi dobbiamo tutto ciò a Maometto, che stornò la mente dell’artista dal mondo reale, confinandolo in un mondo di sogno fatto di linee e colori. Più tardi alcune sette maomettane diedero un’interpretazione meno rigoristica dell’ostracismo alle immagini, permettendo la rappresentazione pittorica di figure e di illustrazioni purché prive di riferimenti religiosi.
Le illustrazioni di romanzi, di storie e di favole in Persia, dal XIV secolo in poi,e più tardi anche in India sotto il dominio dei musulmani (mongoli), mostrano quanto gli artisti di quelle terre avessero imparato grazie alla disciplina che li aveva costretti a disegnare solo motivi non figurativi.

Ernst H. Gombrich