Visualizzazione post con etichetta astrazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta astrazione. Mostra tutti i post

sabato 14 marzo 2015

Picasso e l'arte primitiva | Forme concrete e forme astratte

Fin dalle origini, dai primitivi, le cui opere sono evidentemente diverse dalla natura, sino ad artisti come David, Ingres, e persino Bougereau, che credevano di dipingere la natura com'è, l'arte è sempre stata arte e non natura. E dal punto di vista dell'arte non ci sono forme concrete o astratte, ma solamente forme, le quali non sono che bugie convincenti. È fuor di dubbio che queste bugie sono necessarie alla parte mentale di noi stessi, perché è attraverso di esse che noi formiamo il nostro punto di vista estetico sulla vita.
Il cubismo non è differente da nessun'altra scuola di pittura. Gli stessi principi e gli stessi elementi sono comuni a tutte. Il fatto che per molto tempo il cubismo non sia stato capito e che anche oggi ci sia della gente che non riesce a vederlo, non significa nulla. Io non so leggere l'inglese. Un libro inglese è un libro bianco per me. Questo però non vuol dire che la lingua inglese non esista. Perché dovrei rimproverare qualcuno, fuorché me stesso, se non riesco a capire quello di cui non so nulla?
Pablo Picasso
Pablo Picasso

domenica 2 dicembre 2012

Achille Perilli, astrazione e ricerca

Ha capito che la sua ricerca pittorica si sarebbe sviluppata lontano da ogni assioma, e in perenne squilibrio fra due sentimenti opposti, uno votato all’ordine del progetto e uno alla sua trasgressione. La geometria, istanza radicata in lui da un antico amore per il costruttivismo e il neoplasticismo, prese a darsi così nella sua pittura un’immagine disarticolata, contraddittoria, ovunque franante; “sbagliata”, infine, e disposta a sedurre lo sguardo sulla sua presunta certezza solo per fargli in ultimo intendere la complessità del reale, la sua irriducibilità ad un unico modo di conoscenza.
A questo modo di pensare e d’essere, Perilli non ha più rinunziato: avendo deposto, di Dada, l’ironia ad ogni costo dissacrante (perché sa adesso che, trascorsi quegli anni necessari ma solo distruttivi, occorre sperare di costruire di nuovo), ma non la feconda ambiguità, l’oscillazione costante del pensiero, il dubbio come fonte di possibile verità.
Fabrizio D’Amico

venerdì 12 ottobre 2012

Roberto Tassi - Nicolas de Staël | Pittura figurativa e pittura astratta

Ogni volta il miracolo si ripete; de Staël ci sorprende, ci irretisce, naturale come un fiume che scorre o un albero che mette le foglie, e meditato, profondo, ricco di pensiero, sempre attentissimo a deporre il colore, e a costruirne forma e spazio, con una precisione quasi ossessiva di stesura e di rapporti.
[...] Prat ha esposto così l’arte francese ad uno dei suoi culmini in questo secolo, mescolanza di passione e di razionalità, trapassata di luce, solidamente costruita e lieve, volante quasi, nella tenerezza dei colori e dello spirito.
[...] Non si dà per Nicolas de Staël una contrapposizione tra astratto e figurativo, lui stesso scriveva nel 1952: “una pittura dovrebbe contemporaneamente essere astratta e figurativa”.
Nicolas de Staël lavorava sui limiti, dell’astratto, del figurativo, di questi vaghi concetti a posteriori. Dobbiamo riuscire a capire cosa intendesse dicendo: “Io sono unico solo per questo balzo che riesco a mettere sulla tela con più o meno contatto”. Cioè vita, energia, esplosione, anima, racchiuse nel quadro, che colpiscono chi guarda a lungo; perfezione inventata di colore, di luce, di soggetto, di rapporti, di spazio, di immediatezza, di meditazione.
Jean Luis Prat si chiede nel catalogo: “Tra la pittura figurativa e la pittura astratta, o detto altrimenti, tra la pittura di soggetto e quella di idea, non c’è posto per definire una via differente, un altro pensiero, un’altra sensibilità?”. Questo è il posto di de Staël che cammina sugli estremi della grande creazione.